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Mag 24 2012

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Infiltrazione mafiosa a Rivarolo

Il Consiglio dei Ministri scioglie il Consiglio Comunale

Quanto è legata la decisione del Consiglio dei Ministri all’Operazione Minotauro? L’unico indagato continua ad essere l’ex segretario Antonino Battaglia

Sciolto per mafia il Comune di Rivarolo Canavese per sospette infiltrazioni mafiose. Il provvedimento è stato assunto dal Consiglio dei Ministri, su richiesta del Ministro dell’Interno Cancellieri. È il secondo provvedimento, dopo quello che ha riguardato Leinì, che nel giro di poche settimane ha riguardato la provincia di Torino.
Una decisione durissima per la città che lo stesso Sindaco ha sempre definito “un passo avanti”. «Una decisione inaspettata e assurda» ha detto a caldo Fabrizio Bertot, che resta in attesa di conoscere gli atti che verranno notificati dalla Prefettura.
«Quello che sappiamo lo abbiamo appreso dai giornali e dai siti internet – ha ancora ribadito ieri pomeriggio Franco Papotti, Presidente del Consiglio Comunale – Fermo restando il massimo rispetto per le istituzioni, la Prefettura, il Governo e la Magistratura, non posso nemmeno commentare una decisione della quale non conosco le motivazioni. Quel che è certo è che ho lavorato sempre con trasparenza, onestà e buona fede: se avessi avuto il sentore di qualcosa mi sarei dimesso subito e sarei stato il primo ad andare in Procura.»
Ma quanto è legata la decisione del Consiglio dei Ministri all’Operazione Minotauro che nel giugno dello scorso anno rivelò la presenza di 9 locali attive di ‘ndrangheta in provincia di Torino e che vede a processo 172 imputati di legami con la mafia calabrese?
L’unico legame sta nel segretario Comunale di Rivarolo, Antonino Battaglia, sottoposto a custodia cautelare dall’8 giugno 2011, con l’accusa di voto di scambio elettorale politico-mafioso, e che è difeso dallo stesso avvocato Franco Papotti. Battaglia, calabrese di capo Spartivento (Rc), organizzò, all’epoca della campagna elettorale di Bertot per le elezioni Europee del 2009, un pranzo con alcuni esponenti della ‘ndrangheta piemontese. Incontro che si tenne il 27 maggio 2009 nel Bar Italia di Via Veglia a Torino, di proprietà di Giuseppe Catalano, 70 anni, il boss ritenuto capo della locale di Siderno a Torino, morto suicida lo scorso 19 aprile dopo essersi gettato dal balcone dell’abitazione dove si trovava agli arresti domiciliari. Presenti oltre a Catalano, i boss al centro dei rapporti tra mafia e politica ai piedi delle Alpi: Salvatore Demasi, capo locale di Rivoli, noto per la telefonata con il deputato del Pd Domenico Lucà in cui l’onorevole gli chiedeva appoggio alle primarie torinesi della scorsa primavera a favore del candidato Piero Fassino; Giovanni Iaria, imprenditore edile di Cuorgné indagato per fatti di mafia da metà anni ‘70, e Francesco D’Onofrio.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura e citato nell’ordinanza di un anno fa, «Bertot venne  presentato ad alcuni degli affiliati alla ’ndrangheta più rappresentativi della Provincia di Torino. In particolare, dopo la presentazione ufficiale del candidato, Catalano ha iniziato personalmente una trattativa finalizzata al cosiddetto voto di scambio: come contropartita all’appoggio elettorale era prevista la dazione di 20 mila euro».
Più volte Bertot ha ribadito che quello di via Veglia fu uno incontro come tanti altri in campagna elettorale.
Ma come si inserisce il Comune di Rivarolo in questa vicenda? Da quell’episodio vennero fuori i rapporti tra Battaglia e alcuni esponenti dell’ndrangheta e venne deciso di inviare in comune, così come a Leinì, tre commissari per esaminare l’intera attività amministrativa. Un lavoro durato oltre cinque mesi, rispetto agli iniziali tre, e che si è concluso con la relazione inviata un paio di mesi fa dal Prefetto al Ministero dell’Interno.
Poi l’attesa. Conclusasi martedì con la decisione dello scioglimento del Consiglio Comunale. Saranno le motivazioni a fare luce sulla situazione In quel momento si capirà se la decisione è davvero così assurda come ritiene il Sindaco Bertot.
Poi verrà il commissariamento che durerà 18 mesi, così come previsto dalla legge. Di elezioni a Rivarolo si riparlerà solo nel 2014.

Mario Damasio

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