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Mag 24 2012

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Non cadiamo negli equivoci e nei luoghi comuni

Fabrizio Bertot e Antonino Battaglia

Sullo scioglimento del Consiglio Comunale di Rivarolo vanno fatte comunque alcune precisazioni. Altrimenti si rischia di non uscire da un equivoco e di vedere contrapposti due schieramenti: coloro che difendono a spada tratta il Sindaco Bertot e coloro che invece salutano la decisione come un successo della legalità.
Certo ci sta la stima personale che molti in queste ore hanno espresso nei confronti del Sindaco Bertot, e ci sta anche che altrettante persone non vedano di buon occhio l’ormai ex Sindaco di Rivarolo.
Ma la mafia, la ‘ndrangheta, le commistioni tra politica amministrazione e affari meritano un po’ più di distacco e ben altre valutazioni.
Che Bertot e nessun altro esponente della Amministrazione Comunale non sia mai stato indagato è un fatto chiarissimo. Fin troppo evidente. Che il Sindaco, come altri esponenti di amministrazioni locali e regionali, da Mascheroni alla Porchietto, siano stati citati a più riprese nell’ordinanza di custodia cautelare del giugno del 2011, è altrettanto vero.
Ma il vero nodo dell’inchiesta e della successiva decisione del Consiglio dei Ministri è l’ex Segretario del Comune di Rivarolo, Antonino Battaglia.
È lui che si è fatto oltre dieci mesi di carcere a Brissogne. È ancora lui ad avere il capo di imputazione più grave, l’articolo 416 ter del Codice Penale, “scambio elettorale politico-mafioso.  Certo in questo caso entra in scena Fabrizio Bertot, all’epoca dell’incontro elettorale nel bar torinese di via Veglia candidato alle elezioni europee.
Ma Antonino Battaglia non era una figura di secondo piano all’interno del Comune di Rivarolo. Non era solamente il Segretario Generale, ma per anni ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale del Comune. E la nomina della commissione che per oltre 5 mesi ha setacciato tutti gli uffici di Palazzo Lomellini, è stata dedicata proprio a valutare eventuali irregolarità all’interno del Comune. Non necessariamente portate avanti dai politici.
La decisione del Consiglio dei Miniostri di martedì, e qui il secondo equivoco da chiarire, non appare come un complotto del governo contro una amministrazione di centro-destra. Piuttosto è la semplice messa in pratica di quanto stava scritto all’interno della relazione che il Prefetto di Torino ha inviato al Governo al termine del lavoro della Commissione. Il Consiglio dei Ministri ha preso atto della relazione, sulla base del lavoro effettuato da un esponente della Prefettura, uno dell’Arma dei Carabinieri ed uno della Guardia di Finanza.
Non mi sembrano esserci i presupposti del complotto. Fatta salva la volontà del Sindaco di volere vedere più chiaro in tutta questa vicenda.
L’ultimo equivoco è quello di auspicare, sempre e comunque, una società basata sulla legalità.
O lo sosteniamo sempre e comunque, affidando la tutela della legalità alle forze dell’ordine ed ai magistrati oppure rischiamo di predicare bene e razzolare male, pronti ad accusare al primo soffiare di vento opposto.
Certo lo scioglimento del Consiglio Comunale è più un tornado che un soffio di vento. E peserà sul futuro del Canavese.

Mario Damasio

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