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Gen 08 2020

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Disordini al Centro per il rimpatrio di Corso Brunelleschi

Disordini al Centro per il rimpatrio di Corso BrunelleschiTORINO – La sera di sabato, alle 9:30 circa, sono stati accesi dei roghi nell’area “bianca”, “blu”, “rossa” e “verde” del Centro di permanenza per il rimpatrio di Corso Brunelleschi. Le fiamme sono state immediatamente domate dai vigili del fuco e dal personale di vigilanza della Questura di Torino. Nessun soggetto è rimasto intossicato o ferito.
Spento l’incendio, la stima dei danni. Coinvolti gli edifici di tutte le aree e i locali mensa, numerose strutture sono state dichiarate inagibili e dovranno essere ripristinate con significativi oneri.
A questi fatti sono seguiti, il giorno successivo, altri incendi per i quali la Questura di Torino ha arrestato per danneggiamento aggravato sei responsabili. Cinque sono di nazionalità marocchina: B.E. classe 1979, S.A.E.G. classe 1993, C.M. del 1970, E.H. e H.S. rispettivamente di ventiquattro e quarantadue anni. È stato inoltre arrestato un cittadino algerino di cinquantasette anni.
Solo nello scorso mese, comportamenti violenti in danno dei locali e degli arredi hanno riguardato anche i C.P.R. di Caltanissetta, Trapani e Bari. Non si esclude una regia comune dietro i singoli episodi rivoltosi, tenuto conto delle loro caratteristiche e della concomitanza degli eventi.
Il fenomeno delle rivolte nei Centri di Rimpatrio interessa tutta la penisola ed è verosimilmente riconducibile anche alla tipologia di soggetti ivi trattenuti. Per quanto riguarda il C.P.R. “Brunelleschi”, infatti, solo il 10% dei presenti è incensurato o responsabile di reati connessi alla violazione della sola normativa in tema di immigrazione. Tale percentuale non subisce variazioni in ragione dei periodi, mantenendosi costante nel corso degli anni. La restante parte dei presenti nel centro, e dunque il 90% degli stessi, risulta essere gravato da precedenti penali per reati anche gravissimi. In particolare, per quanto concerne i delitti contro la persona spiccano: omicidi, lesioni gravi e gravissime, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, in alcuni casi anche di gruppo. Molti hanno precedenti specifici per reati in tema di stupefacenti, con frequenti casi di recidiva. Altrettanto numerosi i delitti di furto, rapina, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Infine, sono stati riscontrati casi di sospetta affiliazione con organizzazioni estremiste radicalizzate.

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