Confagricoltura Torino: “Interventi urgenti per non penalizzare il settore”

L’annata agraria appena terminata, che tradizionalmente si chiude il giorno di San Martino, l’11 novembre, può essere giudicata sostanzialmente buona in termini qualitativi, con alcune produzioni quantitativamente ridotte a causa degli eventi climatici che hanno compromesso il raccolto.  Il riferimento è alle gelate tardo invernali, ai nubifragi estivi e alla grandine che hanno colpito a macchia di leopardo diverse zone del Piemonte, nonché alla generale siccità estiva che ha fortemente  influito sulle rese.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, continuano a pesare sull’agricoltura costi di produzione sempre più elevati che riducono ulteriormente il margine di guadagno.
Nel settore dei bovini da carne, precisa Confagricoltura Torino, i prezzi rimangono pressoché invariati rispetto al 2011, ma in pratica sono al livello di dieci anni fa. Inoltre, nel periodo estivo, si è verificato un aumento del prezzo dei vitelli da ristallo importati dalla Francia che ha causato difficoltà agli allevatori.
Nel comparto suinicolo, a partire dall’estate, i prezzi sono invece andati in tensione per i capi pesanti, con un positivo sollievo per gli allevatori.  Preoccupazioni si segnalano invece per la nuova  normativa sul benessere animale, che andrà in vigore a gennaio e  che costringerà  i produttori a nuovi importanti investimenti.
Una riflessione particolare merita il comparto lattiero. La mancanza di un accordo sul prezzo tra industriali e agricoltori, scaduto ad aprile, determina una situazione di stallo che penalizza gli allevatori: attualmente il latte viene pagato circa il 10 – 20% in meno rispetto alla passata annata agraria. Confagricoltura è al lavoro per far ripartire la trattativa tra le parti.
Quadro politico e normativo
Le preoccupazioni di Confagricoltura crescono notevolmente  a fronte di una situazione politica in cui sembra non delinearsi nessuna forza in grado di poter governare senza troppi condizionamenti.
Preoccupazioni vengono espresse anche per le decisioni adottate  a livello normativo, le quali appesantiscono fortemente la pressione fiscale. Alcuni esempi: l’aumento delle rendite catastali,  con rivalutazioni che arrivano al 40%, e l’introduzione dell’Imu, che per l’agricoltura ha comportato la tassazione dei fabbricati a uso abitativo e strumentale, determinano una aumento fino al 400% della tassazione sul settore.
A ciò si aggiungono l’aumento dell’Iva, che ha contribuito a deprimere i consumi, già  ridotti a causa della crisi, e la proposta della tassazione a bilancio delle società di capitali. Quest’ultimo provvedimento impedisce all’agricoltura di crescere e di competere con i mercati internazionali. “Siamo di fronte a una schizofrenia legislativa che prima – evidenzia Confagricoltura – introduce disposizioni che dotano il settore della strumentazione necessaria a fare impresa e a strutturarsi e poi costringe le aziende a rivedere totalmente i propri investimenti, con costi insostenibili che possono causare il default”.
Relativamente ai rapporti commerciali, inoltre, l’articolo 62 rischia di creare nuovi danni: è un provvedimento utile per gli agricoltori – afferma Confagricoltura – che potrebbe tuttavia causare problemi ad alcuni comparti importanti quali, per esempio, il florovivaismo e la zootecnia. L’estensione, a questi ed altri settori, delle norme per i contratti di cessione dei prodotti alimentari, infatti, non ha tenuto conto delle dinamiche di specifici mercati, soprattutto nelle contrattazioni internazionali. Secondo Confagricoltura si rischia di far crollare la competitività delle aziende, perché saranno preferiti fornitori di altri Paesi che operano con condizioni più flessibili.
Il disegno di legge sul consumo di suolo è un segnale positivo di interesse verso le problematiche ambientali, ma con ogni probabilità non passerà entro il termine della legislatura e, così come formulato, necessita di essere rivisto per non penalizzare ulteriormente le aziende agricole.
Anche l’annunciata vendita dei terreni demaniali a favore dei giovani imprenditori si è rivelata, finora, una disposizione mai applicata.
Problematiche regionali
Confagricoltura è fortemente preoccupata per lo stato finanziario della Regione e per le prospettive che si delineano.
La nuova PAC (Politica Agricola Comune), con le difficoltà economico finanziarie dello Stato e della Regione, rischierebbe di non  godere appieno del cofinanziamento nazionale e regionale: questo significa che potrebbero ridursi in modo drastico i sostegni  per lo sviluppo rurale piemontese.
Relativamente al PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2007/2013, si è in ritardo con i collaudi delle misure che finanziano gli investimenti strutturali, a causa di una  programmazione che non ha tenuto conto delle priorità di sviluppo del settore fin dalla fase di impostazione.
Penalizzano inoltre il comparto agricolo le varie restrizioni “ambientali” relative alle emissioni in atmosfera, all’uso dell’acqua per scopi irrigui e all’applicazione della normativa sul benessere animale.
Che cosa chiede Confagricoltura Torino
In considerazione della crisi economica generale, Confagricoltura Torino sollecita la pubblica amministrazione, a tutti i livelli, a un drastico risparmio su molte voci di spesa.
L’invito è poi a rivolgere più attenzione all’agricoltura, non a parole, ma con i fatti: “Il settore primario – afferma il presidente provinciale di Torino Paolo Dentis – è l’unico che, anche in tempo di crisi, riesce a dare lavoro. E’ un segnale che le forze di governo non possono ignorare e che dovrebbe spingerle a una maggiore concertazione con la categoria”.
“L’appello che lanciamo – conclude Dentis – è anche a una migliore coesione tra i produttori e le organizzazioni professionali, per dare più vigore alle posizioni del comparto in un’ottica di reale crescita imprenditoriale ed economica”.

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