No alla cessione degli “Sbirulini”

CUORGNÈGUARDA IL VIDEO È finita con genitori e insegnanti che tenevano alto un foglio con su scritto “No” alla cessione del ramo d’azienda dell’Asilo Nido “Gli Sbirulini” di via Brigate Partigiane, che il Comune di Cuorgnè sta prendendo seriamente in considerazione.
Le motivazioni del Comune vanno ricercate negli alti costi di gestione della struttura. Un problema peraltro relativo alla stragrande maggioranza dei servizi erogati dai comuni italiani: dal nido alla mensa, passando per i trasporti scolastici.
In sostanza i Comuni, per garantire un servizio, integrano quanto pagato dalle famiglie.
Ma la spesa per “Gli Sbirulini” viene ritenuta troppo alta ed il Comune, con il bilancio che si ritrova, ha pensato a questa soluzione.
Come poi un privato riesca a fare profitto là dove un Comune integra economicamente la gestione è un  problema che ad oggi non ha una spiegazione. A meno che il servizio non sia decisamente diverso da prima: magari meno curato e più “caro” per gli utenti.
L’ipotesi di cessione è stata al centro di una interrogazione presentata dai Consiglieri di opposizione Armanni ed Errante durante il Consiglio Comunale di ieri.
Molti i problemi sollevati: assurda la cessione del ramo d’azienda, come se il comune fosse un’impresa privata, dubbi sull’aspetto giuridico dell’operazione, impossibilità di fare passare i dipendenti da un contratto di un ente pubblico ed un privato.
Ma poi restano anche i nodi politici: il Comune non ha ritenuto di discuterne con le opposizioni, convocando una conferenza dei capigruppo, e nemmeno ha informato la commissione di gestione del nido, coinvolgendo tardi e male genitori e maestre in ritardo. Infine il confronto con i sindacati: “Un passaggio che – secondo Armanni –  l’amministrazione ha effettuato solo perché costretta.”
C’è poi il servizio erogato da una trentina di anni che, ha ricordato ancora Armanni, spalleggiato poi dall’ex Sindaco Cavalot, funziona bene e soddisfa famiglie lavoratrici. Ecco perché la scelta del comune viene definita “aberrante e non accettabile”.
Per l’amministrazione ha parlato l’assessore Beppe Costanzo. Ha ribadito la presenza di un tavolo aperto con i sindacati. Ha ribadito il costo della gestione annuale di 141mila euro e le garanzie alle lavoratrici: il comune pagherebbe loro il Tfr e garantirebbe una integrazione economica per mantenere lo stipendio attuale.
La risposta del pubblico del Consiglio Comunale è stata affidata ai fogli di carta con su scritto “No”.

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