Il GranParadisoFestival rende omaggio a Gian Piero Motti

CERESOLE – Il GranParadisoFestival si apre  domenica prossima,alle ore 15,30 al PalaMila di Ceresole Reale, con la conversazione di Enrico Camanni su «C’era una volta il Nuovo Mattino», ispirata al ricordo di Gian Piero Motti, scomparso trent’anni fa ad appena 36 anni. Motti fu il principale esponente di quella “rivoluzione” in parete che decretò la fine dell’alpinismo eroico.
Ecco una sintesi dell’intervento di Camanni da La Stampa del 14 giugno
IL PRINCIPE DEL NUOVO MATTINO
“Negli anni settanta i giovani alpinisti torinesi hanno le visioni. I ragazzi del Nuovo Mattino scoprono che c’è più mistero in una placca di gneiss a due passi dalla valle che in una parete logorata dai precetti dell’alpinismo eroico. È la rivoluzione: Tempi moderni, Cannabis, Sole nascente, Nanchez, Itaca nel Sole. Nascono vie di roccia dai nomi allegorici e trasgressivi, nasce il nuovo alpinismo.
L’ispiratore del cambiamento è Gian Piero Motti detto “il Principe”, un alpinista colto, geniale, sensibile. Nell’autunno del 1972 scopre, corteggia e sale la parete del Caporal, il piccolo Capitan della Valle dell’Orco, a pochi minuti da Ceresole Reale. «È vero – scrive sull’annuario torinese del Club alpino –, ai piedi della parete si estende la foresta e sopra, usciti dal verticale delle rocce, ti accoglie il verde e pianeggiante altopiano. Ma quando sei impegnato in parete vivi lo stesso “istante” che potresti vivere sul Petit Dru o sulla Civetta. È lo spirito dell’alpinismo californiano». L’autunno seguente Motti e compagni scalano il ciclopico diedro Nanchez e il Lungo cammino dei Comanches. Sono indiani che entrano nelle labbra della roccia, si confondono con la pietra e inventano sentieri di liberazione.
L’epoca d’oro della Valle dell’Orco si esaurisce nel 1975, solo tre anni dopo la prima scalata. Le belle avventure finiscono, decide Motti citando Dylan: «Non vorrei essere Bach, Mozart, Tolstoj, Joe Hill, Gertrude Stein o James Dean: sono tutti morti… Voglio solo mostrarvi un’immagine di quello che succede qui qualche volta, anche se io stesso non so bene cosa stia succedendo». Chiude la sua storia con la Valle salendo Itaca nel sole, la linea perfetta sul muro centrale del Caporal, pochi metri e molte galassie più in là dei Tempi moderni, il primo itinerario della parete. Sbucato per l’ennesima volta sull’altopiano di rododendri, il Principe raccoglie le sue cose e se ne va.
Itaca è sempre altrove, lui lo sa. La cerca fino all’ultimo giorno, il 21 giugno di trent’anni fa, quando dopo aver scritto la più importante Storia dell’alpinismo di sempre, decide misteriosamente di togliersi la vita nelle sue Valli di Lanzo.”

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