Le emissioni dei cogeneratori secondo una simulazione della Provincia del 2009

Area ex Vallesusa

RIVAROLO – Il Comitato Non Bruciamoci il Futuro, ha reso noto lo studio effettuato dalla Provincia di Torino nel 2009, relativo alla simulazione della ricaduta degli inquinanti emessi dagli impianti di cogenerazione a biomasse proposti da Asa: quello di Torre Canavese e quello di Cuorgnè, a tutt’oggi non realizzati.
Nel documento vengono presi però in considerazione, anche l’impianto sorto recentemente nell’area dell’ex Vallesusa dalla Sipea, l’impianto costruito in via della Lumaca da Asa (e mai messo in funzione) e il cogeneratore di Castellamonte.  “Il Consorzio A.S.A. – si legge nella relazione – ha presentato istanza, ai sensi dell’art. 12 del D. Lgs. 387/2003, per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di due impianti a cogenerazione, alimentati a biomassa. Il progetto del primo impianto, sito nel comune di Cuorgnè lungo la SS 460 prima del paese, prevede un dimensionamento della caldaia a 22 MWt (potenza termica al focolare) per la produzione di energia elettrica ed energia termica, che verrebbe immessa in una rete per il teleriscaldamento dell’abitato di Cuorgnè.
Il secondo impianto proposto, sempre a cogenerazione, è collocato nel Comune di Torre Canavese ed è finalizzato alla fornitura di calore per teleriscaldamento ai

Impianto in via della Lumaca

Comuni di Torre, Bairo, Baldissero Canavese e Castellamonte (potenza al focolare: 26.5 MWt), oltre alla produzione di energia elettrica.
Attualmente, nell’area interessata, A.S.A. gestisce già una caldaia a biomasse per la produzione esclusiva di calore per la rete di teleriscaldamento di Castellamonte (potenza termica complessiva di circa 10 MWt), autorizzata ai sensi del D.P.R. 203/88, che si prevede venga dismessa quando entreranno in funzione i due nuovi impianti a cogenerazione. Poco distante, nel comune di Rivarolo Canavese, si trovano altri due impianti che rientrano nella stessa tipologia di quelli in esame (alimentazione a biomasse legnose): una centrale di piccola taglia (2 MWt), dedicata alla produzione esclusiva di calore per teleriscaldamento, autorizzata nel 2006 ai sensi del D. Lgs. 152/2006, e una centrale a cogenerazione (potenza al focolare 19.7 MWt), autorizzata ai sensi del D. Lgs. 387/2003, sempre nel 2006. Al momento, entrambi gli impianti (proposti rispettivamente dal Consorzio A.S.A. e dalla società SIPEA Srl) non sono in funzione, ma sono comunque in possesso di un’autorizzazione di lungo periodo (15 anni la prima, illimitata la seconda).”
L’autorizzazione relativa alla centrale situata in via della Lumaca, accanto ai campi sportivi, scadrà dunque nel 2021, ma la centrale, mai messa in funzione perché, a detta di Asa “sarebbe dovuta servire solo in caso di necessità”, verte in uno stato di abbandono e degrado, tanto che per metterla in funzione si dovrebbero spendere altri soldi per ripristinarla, mentre era in previsione, per quella di Castellamonte, attualmente in funzione, la dismissione non appena approntate le centrali di Torre Canavese e di Cuorgnè. Per quanto concerne la ricaduta di emissione nocive, sul documento è specificato che “Per l’analisi delle ricadute delle nuove centrali, quindi, si è ritenuto opportuno prendere in considerazione un dominio di estensione sufficiente a valutare le ricadute complessive di tutti gli impianti autorizzati, che consentisse cioè di analizzare lo scenario peggiore, quello in cui tutti gli impianti autorizzati entrassero in funzione contemporaneamente.”
Nello studio è stata presa in considerazione la “Valutazione preliminare della qualità dell’aria ambiente – Anno 2005”, realizzata da Arpa Piemonte per la Regione Piemonte, l’intensità dei venti, la potenza del focolare, le ore di funzionamento, il fabbisogno stimato, l’altezza del camino, la temperatura dei fumi, la portata secca e la velocità di efflusso di ciasun impianto. Per quanto concerne il cogeneratore realizzato nell’ex area Vallesusa, la tabella ipotizza una dispersione di inquinanti pari a: 97,1 tonnellate/anno di ossidi di azoto (NO2), 48,6 tonnellate/anno di monossido di carbonio (CO), 9,71 tonnellate/anno di carbonio organico totale (COT), 64,7 tonnellate/anno di anidrite solforosa (SO2), 9,71 tonnellate/anno di polveri totali sospese (PTS). Oltre alle 1.680 tonnellate/anno di ceneri da smaltire come rifiuti speciali (3% della biomassa introdotta nel forno).
“La combustione di biomasse legnose, – é rimarcato nel paragrafo relativo alle conclusioni – anche quando realizzata secondo le migliori tecniche disponibili, comporta l’immissione in atmosfera di grandi quantità di ossidi di azoto e polveri e desta quindi preoccupazione per la qualità dell’aria locale.” E continua per quanto riguarda Torre e Cuorgnè: “I due impianti oggetto di questo studio sono centrali a cogenerazione (di potenza superiore ai 20 MWt), alimentate a biomassa ligno-cellulosica, dedicate alla produzione di energia elettrica e di calore per il teleriscaldamento di parte del Canavese. Il primo impianto, sito a Cuorgnè, secondo i dati di targa emetterebbe ca. 68 tonnellate all’anno di ossidi di azoto e 10 di polveri. Adottando la stessa metodologia di stima, al secondo, sito a Torre C.se, sarebbero associabili ca. 82 tonnellate all’anno di ossidi di azoto e 12 di polveri.
Seppur rilevante, questo carico emissivo va ad insistere su una zona del territorio
provinciale caratterizzata da una buona qualità dell’aria. Ai sensi della normativa
regionale, nazionale ed europea, è necessario assicurarsi la tutela ed il mantenimento dello stato attuale.”

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